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Alla riscoperta delle sorgenti del Nilo

Un viaggio nel cuore dell’Africa sulle orme di Burton e Speke a 150 anni dalla loro spedizione alla ricerca delle Sorgenti del Nilo

La storia - le montagne della luna

Gli antichi egizi avevano elevato il Nilo a divinità, ben consapevoli che la prosperità e la stessa sopravvivenza del loro regno dipendeva dal fiume. Dagli albori della civiltà egizia gli antichi studiosi si chiesero dove avesse origine del fiume più lungo del mondo, come potesse scorrere attraverso il deserto, provenendo da regioni in cui non piove mai.

A causa della olografia del territorio, dei popoli ostili presenti nelle regioni a sud dell’attuale Kartoum e delle malattie legate al particolare ambiente caldo umido delle foreste equatoriali fu impossibile risolvere il problema prima del XIX secolo. A sud di Assuan (Egitto), sei cateratte impediscono la navigazione e, nei pressi della conca sudanese (a 8° di latitudine nord), il Nilo si disperde nel Grande Sudd, un groviglio inestricabile di paludi e acquitrini.

Diogene (V secolo a.c.) aveva intuito l’opportunità di esplorare le sorgenti partendo dalla costa dell’Oceano Indiano. I cartografi antichi supplivano alle mancanze d’informazioni con la fantasia, commettendo ovviamente errori grossolani: Erodoto (nel V secolo a.C.) faceva coincidere il tratto iniziale del Nilo con il Niger.

Molto più vicina alla realtà fu la versione del celebre cartografo alessandrino Tolomeo che, nel II secolo della nostra era, tracciò una carta in cui compaiono le Montagne della Luna, così dette perché confinavano con il limite dell’universo conosciuto.

Le montagne vengono descritte alte e innevate, alle cui pendici vi è una regione lacustre i cui emissari raggiungono il Nilo, più a valle. Un altro fiume (anch’esso proveniente da un lago) raggiunge il Nilo presso la città nubiana di Meroe (Sudan). La carta di Tolomeo, certamente basata su racconti, è molto simile alla realtà, e si può quindi dire che gli antichi avevano già individuato i principali elementi geografici dell’alto corso del Nilo: montagne innevate, laghi e un affluente secondario sulla riva destra.

È pur vero che gli arabi avevano visitato l’interno del continente ben prima degli europei. Le loro carovane erano arrivate ad Unyamwezi (Tanzania) nel 1824, al Lago Tanganika nel 1831, e nel 1845 le rotte commerciali si erano spinte fin nel lontano regno del Buganda, lungo le rive nord occidentali del Lago Vittoria nell’attuale Uganda.

Ma queste conoscenze non erano giunte in Europa e, alla metà dell’Ottocento, rimaneva ancora da dipanare il mistero del maggior affluente del Nilo grande, il Bahr el-Abiad o Nilo Bianco, che origina oltre la conca sudanese.

Nel 1856 il Ministero degli Affari Esteri britannico e la Royal Geographical Society inviano due esploratori alla ricerca delle sorgenti.

Richard Francis Burton, ex ufficiale dell’Esercito delle Indie, famoso per essere stato il primo europeo a raggiungere la Mecca travestito da pellegrino, per aver tradotto le “Mille e una notte” e per il carattere estremamente scontroso e difficile.

John Hanning Speke, anch’egli un ex ufficiale dell’Esercito delle Indie, dal carattere più prevedibile e accondiscendente, e la cui passione per la caccia lo aveva portato in regioni inesplorate dell’Himalaia e del Tibet.