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Alla riscoperta delle sorgenti del Nilo

Un viaggio nel cuore dell’Africa sulle orme di Burton e Speke a 150 anni dalla loro spedizione alla ricerca delle Sorgenti del Nilo

La spedizione

La spedizione di Burton e Speke

Nel dicembre 1856 i due esploratori arrivano a Zanzibar, centro di smistamento degli schiavi dell’Africa Orientale e punto di partenza di tutte le spedizioni verso l’interno.

Qui Burton inizia ad organizzare la spedizione, apprende la lingua locale, lo swahili, e si dedica ad alcune ricerche antropometriche abbastanza singolari. Secoli di tratta degli schiavi avevano reso le popolazioni dell’entroterra molto aggressive e Burton si assicura la presenza di oltre cento portatori e di una scorta armata di trenta uomini.

Finalmente, il 16 giugno 1857, Burton e Speke lasciano Zanzibar a bordo di un battello noleggiato dal Sultano e raggiungono la costa a Bagamoyo. Da qui la carovana si avvia verso l’interno, in direzione ovest. I due attraversano paludi, deserti e montagne, ma le condizioni climatiche ed igienico sanitarie disastrose fanno ammalare i due esploratori, che sono costretti a proseguire il viaggio in barella: Speke quasi cieco per un’infezione agli occhi e Burton impossibilitato a mangiare per un ascesso alla lingua.

Dopo 5 mesi di viaggio, la spedizione giunge a Tabora, 700 chilometri dalla costa, un insediamento fondato dagli Arabi come base per lo smistamento degli schiavi. E’ qui che Burton apprende che da qualche parte verso ovest c’è un lago di enorme grandezza che potrebbe essere quello che, secondo la leggenda, fu generato dalle lacrime di Iside e che dà origine al fiume Nilo.

In Dicembre essi riprendono il viaggio oltrepassando le colline di Unyamwezi fino a raggiungere il 13 febbraio 1858 il Lago Tanganika nei pressi del villaggio di Ujiji. Questo di per sé poteva essere un grande risultato, essendo il Tanganika la sorgente del fiume Congo, anch’essa da molto tempo cercata, anche se essi non lo sapevano.

Essi pongono quindi il campo base a Ujiji, località che diverrà famosa per lo storico incontro fra Stanley e Livingstone. Nel frattempo, l’esplorazione del lago Tanganika dimostra come esso non può ragionevolmente essere la sorgente del Nilo in quanto il suo fiume a nord, il Rusizi, non è un emissario, ma un immissario.

Quindi essi decidono in maggio di far ritorno a Tabora. Qui di nuovo vengono a sapere che a due settimane di marcia verso nord esiste un lago ben più grande del Tanganika. Burton, malgrado ciò, decide di restare, mentre Speke, eccitato da queste notizie, decide di partire da solo.

Il 3 agosto 1858, nei pressi dell’attuale città di Mwanza, Speke scopre quello che gli indigeni chiamano Ukewere, la grande acqua, e che egli ribattezza col nome di Vittoria, in onore della Regina d’Inghilterra. Nel marzo del 1859 i due esploratori tornano a Zanzibar e, una volta a Londra, Speke rivela di aver trovato le sorgenti del Nilo.

Nell’entusiasmo generale, chiede alla Royal Geographical Society di poter tornare al Lago Vittoria per provare la propria intuizione. Burton, un po’ per invidia e un po’ perché la tesi di Speke non è del tutto convincente, diventa il più accanito oppositore di Speke.

La spedizione di Speke e Grant

Nell’ottobre del 1860 Speke ritorna a Zanzibar per preparare la missione e si sceglie una persona certamente più accondiscendente del precedente compagno: James Augustus Grant, anche lui ex ufficiale dell’Esercito delle Indie.

Giunti sulle rive nord occidentali del Lago Vittoria i due si dividono: Grant prosegue a nord mentre Speke punta a sud est alla ricerca del fiume che esce dal lago. Speke raggiunge il fiume Kagera e, il 28 luglio 1862, le cascate con cui il Lago Vittoria si getta nel Nilo: in onore del presidente della Royal Geographical Society che aveva finanziato la sua spedizione, le chiama Cascate Rippon.

Durante il ritorno in patria invia il telegramma che rimarrà famoso nella storia delle esplorazioni: «The Nile is settled» (Il Nilo è risolto). La questione era tutt’altro che risolta.

Il 22 giugno 1863 la Royal Geographical Society si riunisce per onorare Speke e Grant, ma Burton demolisce efficacemente le loro tesi. A complicare il mistero vi furono i riscontri dei coniugi Samuel e Florence Baker, che partiti da Khartoum (Sudan), erano scesi lungo il Nilo oltre Gondokoro, e nel 1864 avevano trovato due laghi che davano acque al Nilo: il Lago Alberto ed il Lago Edoardo.

Ad aumentare il clima di diffidenza e di dubbio vi era che le tesi di Burton erano appoggiate da quello che all’epoca era il più grande esploratore conosciuto: il Dottor David Livingstone.

Speke non poté mai dimostrare le proprie tesi: morirà in un banale e misterioso incidente di caccia, il giorno prima dell’atteso confronto con Burton. La questione si trascinerà per ben 12 anni fino a quando il giornalista ed esploratore Henry Morton Stanley dimostrò che presso le cascate Rippon, a nord del Lago Vittoria, nasce un ramo del Nilo e che il fiume Kagera è il principale immissario del Lago Vittoria.

Speke aveva ragione.